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Difesa Personale

La difesa personale intesa come sopravvivenza in una situazione di aggressione è un tema da affrontare molto seriamente.

In questo articolo chiariremo gli aspetti emotivi e fisiologici che hanno luogo nel nostro organismo durante una situazione estrema e che hanno impatto sui nostri muscoli e sulla nosta reattivita’ , tralasciando per il momento la parte tecnica e gli esercizi.

La migliore difesa personale è la prevenzione, e il primo strumento per prevenire è la conoscenza del pericolo.

Se dovessimo fare un esempio, prenderemmo una giovane donna che si trova in un parcheggio buio alle 3 di mattina, senza prestare attenzione alcuna per l’ambiente che la circonda: questo non e’ in assoluto un esempio di prevenzione.

Molto spesso si pensa che sia stato il caso a far accadere un episodio di violenza, ma il più delle volte l’aggressore ha scelto la sua preda e la vittima si e’ fatta scegliere.

Prevenire è possibile, a patto di rendere automatici pensieri, comportamenti e atteggiamenti favorevoli alla prevenzione.

Un atteggiamento rilassato ma vigile traspare dai gesti e dal comportamento e rappresenta il primo passo verso la sicurezza personale.

Un aggressore ha come alleato la sorpresa , cerca una vittima, non un combattente. Analizzate e valutate sempre l’ambiente che vi circonda e fate sapere a chi vi sta intorno che vi siete accorti di loro.

Non bisogna però cadere nella paranoia: è sufficiente saper osservare le situazioni, prestare maggiore attenzione quando siamo in strada, evitare le situazioni potenzialmente pericolose.

Conoscere il linguaggio del corpo di colui che ci sta di fronte risulta fondamentale: un pò come il bravo poliziotto al quale basta un’occhiata per capire che tipo di soggetto ha di fronte.

Durante una discussione per un futile diverbio (traffico, ecc) la persona davanti a noi potrebbe cominciare a gridare, ma, se rimane a distanza di sicurezza, non è il caso che ci preoccupiamo; al contrario bisognerebbe cominciare ad allarmarsi qualora non urlasse più, e cominciasse ad avvicinarsi a noi; semplicemente significherebbe che non vuole più parlare, altrimenti non avrebbe motivo di avvicinarsi.

La vera incognita è che non conosciamo fino in fondo le reali intenzioni di un soggetto , ma soprattutto non possiamo sapere che tipo di persona ci sta di fronte.

La distanza di sicurezza è una linea immaginaria , un confine che non dobbiamo permettere a nessuno di oltrepassare. Immaginate di trovarvi di fronte ad una persona: quest’ultima alza una gamba tesa verso di noi e non riesce a toccarci.

In tal caso la linea non è stata oltrepassata e ci permette di percepire le reali intenzioni del soggetto. Se permettiamo invece di superarla, non avremo più né il tempo nè la reattività necessaria per reagire ad un eventuale attacco.

Un altro aspetto fondamentale è la paura, o meglio la capacità di saper gestire la paura.

In una situazione estrema, dove si ricorda che è la sopravvivenza in gioco, la paura ha un ruolo cruciale. Il corpo viene inondato di adrenalina, che se non viene gestita nel modo corretto, ci paralizza.

Tutti quanti dobbiamo fare i conti con la paura, l’importante è capire cosa ci sta succedendo: le gambe tremano, il respiro diventa affannato, la capacità motoria viene compromessa, l’udito si abbassa, la percezione del tempo e delle distanze e’ alterata.

Se impariamo a riconoscere queste sensazioni sapremo gestirle al meglio: ecco perchè nei paesi dove atti di violenza sono all’ordine del giorno, gli abitanti hanno sviluppato una sorta di vaccino contro la paura, proprio perchè è una sensazione alla quale sono ormai avvezzi.

Anche chi svolge un lavoro a rischio, come militari o poliziotti , sviluppa un antidoto alla paura per la stessa ragione: è una percezione che conoscono bene.

Anche il delinquente, per sua natura, ha sviluppato questa caratteristica.

In palestra è molto difficile ricostruire una situazione identica al pericolo in strada, ma si può sicuramente lavorare sull’emotività, sull’imparare a riconoscere e gestire ciò che sentiamo dentro di noi, e un corso di difesa personale serio, puo’ davvero aiutarci in tutto questo.

Il fatto quindi di essere forti e saper colpire con violenza un sacco, piuttosto che fare centinaia di esercizi sull’equilibrio, sul potenziamento o fare sparring, non significa necessariamente sapersi difendere.

Nei comuni corsi di autodifesa si parla solo di tecniche, leve articolari, di tirare calci e gomitate, ma questo duro lavoro serve a ben poco se nel momento della prova si rimane attanagliati dalla paura!

Per garantirsi la sopravvivenza bisogna quindi sviluppare un’ istinto all’azione immediata e risolutiva, non per diventare dei violenti, ma semplicemente per non consentire a nessuno di mettere a rischio la nostra salute.

Alla luce di queste preliminari e doverose considerazioni, ha una grande importanza anche il lavoro tecnico.

Un metodo molto efficace per imparare le tecniche in modo automatico è allenarsi senza pensiero, quasi come fosse una sorta di gioco.

Un altro modo è di allenarsi sotto stress, per valutare se le tecniche sono state realmente apprese.

Questo tema verrà trattato nel prossimo articolo e cercheremo di capire quanto la pratica dovrà essere semplice ma allo stesso tempo efficace.

                                                                         

Marco Balzarotti

Insegnante di arti marziali e difesa personale dal 1997, Personal trainer dal 2000.

Ha collaborato con importanti centri fitness di Milano e provincia.

E’ attivo a Lugano dal 2010, dove grazie alla sua continua esperienza e formazione ha realizzato il metodo Performance, un sistema di allenamento completamente a corpo libero, caratterizzato dallo sviluppo di forza, mobilità e flessibilità.

Insegnate di Kung-fu e F.C.S Kali

Svolge corsi di arti marziali e difesa personale in gruppo, o privatamente.

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